TecnoFoto School in Marocco

Salve a tutti, eccomi qui a raccontare, in questo mio primo post, il primo giorno di un’avventura che ho cercato di realizzare da diversi anni, un viaggio fotografico in Marocco. L’incontro (casuale, e non è sempre così!) con Amilcare dell’Agenzia Viaggi “Al Centro del Sistema”mi ha permesso di realizzare la mia idea, portare in viaggio i miei corsi di fotografia. Lasciamo queste riflessioni e immergiamoci nell’avventura. Partenza di buona mattina da Malpensa con 11 amici e Rossella, mia moglie, (finalmente dopo tanto tempo ritorniamo in viaggio assieme!) dopo meno di 3 ore di volo atterriamo a Marrakech, ci sorprende un aeroporto modernissimo, e ben organizzato. Dopo il disbrigo delle formalità (non dichiarate di essere fotografi professionisti, eviterete domande e precisazioni di dove andate e dove alloggiate!) ci troviamo all’esterno dove conosciamo Nadir, la nostra guida e autista di un comodo pulmino Mercedes.

Guardo verso sud e nel cielo terso si staglia la catena del Grande Atlante, so che dovremo salire quelle cime innevate per raggiungere la nostra prima meta, Ouazazate. Si parte, il paesaggio, appena usciti dalla città, inizia subito a cambiare, molto verde, coltivazioni di vari cereali e dopo una trentina di chilometri la prima fermata per acquistare della frutta, le banane e le arance sono buonissime. Iniziamo a salire i primi rilievi e ci fermiamo per le prime fotografie a panorami mozzafiato, il Marocco mi affascina, un gruppo di bambini di 6 -7 anni, che si avvicinano ma non vogliono farsi riprendere, la comunicazione è in francese, sono curiosi e alla fine qualche scatto si riesce a fare, mentre sullo sfondo di questa scena, un anziano con un piccolo gregge di pecore e un gruppo di donne continuano nelle loro attività quotidiane. Continuiamo il nostro viaggio fermandoci dove gli spunti fotografici ci vengono offerti da panorami dai colori vividi, da una natura aspra, da attimi di vita quotidiana molto lontana dalla nostra. Si è fatta l’ora di pranzo e Nadir si ferma in un piccolo spiazzo di fronte a una casa con annesso bazar e una terrazza dove seduti a dei tavolini ci sono altri viaggiatori che gustano la cucina locale. Dopo aver preso posto, il cameriere tutto fare, ci farà assaggiare quanto di più tipico offre lo chef, si inizia con pane e olive condite, frittata Beduina, a base di uova cipolle e pomodoro, e una spezia che sarà presente in tutto, un tajine di pollo e spiedini di pollo cotti alla brace, siamo in un paese mussulmano quindi acqua. E’ ora e si ripartire, la strada è sempre più impervia, stiamo per raggiungere il passo Tichkt a 2260 mt, c’è ancora neve e il freddo si fa sentire, le felpe e i giubbotti tornano ad essere utili quando scendiamo dal nostro pulmino per immortalare queste vette innevate immerse in nuvole nere. Inizia la discesa verso la Ouazazate, ma il pomeriggio è ancora lungo e ci permette una deviazione per raggiungere Ait Ben Addur, antica kasba sulla via carovaniera che giungeva sino a Timbuctu. I vicoli di questo antico ricovero sono popolati da venditori di paccottiglia, dopo una salita, incontro un ragazzo in abiti tipici beduini che rivolgendosi in perfetto italiano con un leggero accento toscano mi coinvolge in un dialogo fatto di suoi ricordi dell’Italia dove è venuto a studiare e dove vivono i suoceri e momentaneamente la moglie e il piccolo figlio,lui fa la guida turistica “autorizzata” lo dice con orgoglio mostrandomi il tesserino appeso al collo. Mi invita a bere un the, oppure una birra se voglio( qui i precetti religiosi sono più blandi, sarà perché ha vissuto da noi?) ringrazio ma non c’è molto tempo e voglio raggiungere la parte più alta di questo luogo, ci arrivo con Luca, spira un vento fortissimo, capace di spostare le persone, scatto una serie di foto e si torna giù. Nel tragitto tra vicoli stretti e bui, quasi inciampo in un uomo seduto in un angolo all’ingresso di una casa, la porta è spalancata, sbircio l’interno c’è un antico telaio per fare i tappeti e delle matasse di lana dalle cromie sgargianti, il proprietario mi invita ad entrare, e dopo le opportune regolazioni sulla mia Nikon inizio a scattare, ringrazio e nel cammino incontro una donna che si mette in posa e mi invita a fotografarla, non me lo faccio ripetere ben sapendo che poi mi avrebbe chiesto dei soldi. Sono le 18,30 ci ritroviamo tutti accanto al nostro pulmino e si può partire, dopo poco più di mezz’ora arriviamo al nostro Hotel per la prima notte marocchina, cena in un ristorante dove ci raggiunge anche un amico di Nadir che ci spiega quante produzioni cinematografiche vengono fatte negli Studios che sono appena fuori città. La cucina è buona peccato che veniamo letteralmente affumicati dal barbecue che è sotto le finestre alle nostre spalle. E’ ora dia andare a letto, è stata una giornata lunga e impegnativa e domattina la sveglia suona alle 7. A presto e al diario di domani…

 

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